#ThisIsaCoup: cronaca di una sconfitta

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L’ascesa di SYRIZA, lo scontro con l’Europa, il referendum e la vittoria finale degli Europei a scapito della democrazia. Questi gli eventi che hanno segnato gran parte del 2015 raccontati nel documentario del giornalista Paul Mason, con posizioni critiche sia nei confronti dell’U.E. che di Alexis Tsipras e del suo governo.

Il documentario, la cui regia è stata curata da Theopi Skarlatou, contiene dichiarazioni, analisi e rare immagini. Il giornalista britannico ha seguito il cammino del primo governo di sinistra dell’Europa contemporanea e i momenti critici vissuti dalla Grecia.

Diviso in quattro episodi, caricati in rete tra martedì 15 e venerdì 18 dicembre, il lavoro di Paul Mason documenta le aspettative create da SYRIZA, descrive i negoziati critici con l’U.E., ripercorre la settimana storica del referendum e il fallimento del primo governo di sinistra nel porre fine all’austerità.

«Angela suck our balls»

Il primo episodio, intitolato «Angela suck our balls», inizia la sera delle elezioni di gennaio, con i festeggiamenti dei sostenitori di SYRIZA e le dichiarazioni di Tsipras: «Ragazzi, abbiamo vinto, non piangete. Quando l’altra volta abbiamo perso ridevate».

Paul Mason, voce narrante e produttore del documentario, commenta la notte del 25 gennaio: «Alcune persone aspettavano da una vita che la sinistra andasse al governo. Seguiamo la crisi greca da anni, ma nessuno ha capito che è appena iniziata una guerra finanziaria».

Dopo la festa viene il difficile, e il documentario segue la dura trattativa di Tsipras e Varoufakis con l’Europa, le dichiarazioni dell’allora ministro delle finanze sulla Troika, definita una «struttura marcia», e la dura risposta della BCE, che blocca il flusso di denaro alle banche.

«Inizia la battaglia tra la Grecia e l’Eurozona», commenta il giornalista. Paul Mason è andato anche al porto del Pireo, oggetto delle prime pretese di privatizzazione da parte dei creditori. I lavoratori si aspettano cambiamenti da SYRIZA e non nutrono alcuna simpatia per Angela Merkel…L’accordo del 20 febbraio è il primo atto della battaglia: i Greci ritirano otto miliardi in venti giorni dalle banche e Ghiannis Varoufakis accetta un accordo per estendere il programma di austerità per altri quattro mesi, mentre l’Europa ottiene il diritto di veto su tutte le leggi greche. «Siamo probabilmente l’unico Paese al mondo che paga i creditori con il suo sangue», dichiara Alexis Tsipras. «È difficile parlare con persone che non parlano. Non rispondono argomentando, dicono solo “queste sono le regole”», afferma Euklidis Tsakalotos. Paul Mason parla di un accordo molto negativo che crea subito grosse tensioni all’interno di SYRIZA.

«To pay or not to pay»

Il secondo episodio inizia con le immagini delle manifestazioni di protesta di quel periodo; il governo è in trappola, le misure di austerità vanno avanti e la maggior parte delle promesse fatte in campagna elettorale vengono “congelate”. «All’inizio hanno fatto alcune cose simboliche, ma ora si dimostrano identici ai loro predecessori», dice l’attrice Dina Kafterani.

«Tutti chiedono al nuovo governo di far cancellare il debito del Paese», commenta Paul Mason, e riporta le dichiarazioni di Zoì Konstantopoulou, allora presidente del Parlamento, sulle sue iniziative per dichiarare il debito illegale e inaccettabile. «Passano le settimane e nulla cambia, sembra che i sostenitori di SYRIZA stiano perdendo la pazienza», dice Paul Mason, e aggiunge: «Qualsiasi tentativo di compromesso da parte di SYRIZA non è abbastanza per l’Europa e il tempo non gioca in favore del governo greco». Tsipras decide di fare una cosa radicale e fa passare una legge per distribuire cibo e corrente gratis ai cittadini più poveri, ma l’Europa gli dice di non farlo. Il primo ministro ammette che il Paese ha perso la gran parte della sua liquidità e che il tempo sta per scadere, mentre è orientato a pagare pensioni e stipendi e a non rimborsare il prestito dell’FMI.

«Nel frattempo la commissione sul debito continua a svolgere il suo lavoro e Zoì Konstantopoulou “interroga” alcuni ex funzionari, giungendo alla conclusione che la Grecia è stata costretta a partecipare al primo programma e che ci sono state violazioni dei diritti umani: questo significa che in un tribunale internazionale il debito avrebbe potuto essere cancellato», sottolinea Mason. Il documentario descrive il grande sostegno popolare di cui gode Ghiannis Varoufakis, mentre gli Europei non lo sopportano. Lo ritengono un dilettante, sostengono che faccia perdere tempo e vogliono che se ne vada.

La sua tattica radicale non funziona e Alexis Tsipras lo esclude dalle trattative, ma l’accordo non viene raggiunto e l’Europa chiede nuove misure. Il governo greco decide di fare ciò che nessun Paese del mondo sviluppato ha mai fatto. Smette di pagare il FMI, la Commissione dichiara il debito illegale e inaccettabile e scoppia la vera battaglia.

«Όχι»

Nel terzo episodio del documentario, intitolato «No», Paul Mason segue gli eventi accaduti prima e dopo il referendum in Grecia e i preparativi per lo scontro finale del governo greco con l’Europa. L’episodio inizia con la riunione del consiglio dei ministri del 21 giugno, quando i soldi in Grecia sarebbero bastati solo per altri nove giorni. «O sfideranno l’Europa o scenderanno a compromessi», commenta il giornalista. La decisione finale è fare un’ultima proposta di compromesso, ma nessuno crede a un esito positivo.

Nel terzo episodio parla Ghiannis Varoufakis, che prevede la chiusura delle banche:  «Il mio sospetto è che ci faranno un’offerta che non potremo accettare. E di conseguenza martedì chiuderanno le banche, dopo il vertice», dice l’ex ministro delle finanze, e aggiunge: «nessuno è perparato a un Armaggeddon».

«Quale accordo? Magari uscissimo dall’Europa», dice un lavoratore del porto del Pireo. «Le strade si riempiono di un nuovo tipo di manifestanti, terrorizzati dalla prospettiva di uscire dall’Eurozona per colpa di SYRIZA», è il commento di Mason alle manifestazioni del movimento «Restiamo in Europa». Contemporaneamente, altri manifestanti scendono in strada perché ritengono che SYRIZA sia già sceso abbastanza a compromessi, mentre i pensionati iniziano a mobilitarsi. E così, arriviamo al 26 giugno e alla proclamazione del referendum da parte del primo ministro, e poi al bank run…

La domenica viene annunciata la chiusura delle banche e l’imposizione dei capital controls; iniziano le tensioni ai bancomat e per le strade, mentre l’Europa chiede ai greci di votare «Sì». Manifestazioni di rabbia si svolgono fuori dall’edificio dell’U.E., i cittadini dichiarano esasperati che l’Europa gli sta ordinando cosa votare. «Il primo ministro non crede nella vittoria, mentre tutti canali televisivi del Paese sostengono palesemente la campagna del “Sì” », dice Paul Mason. Euklidis Tsakalots dichiara di non sapere se ci potrà essere un accordo, perché non sa cosa vogliono i creditori.

«Il venerdì prima del voto la tensione del governo è evidente. Alexis Tsipras sa bene che la sconfitta al referendum significherà la fine il primo governo di sinistra della Grecia contemporanea», racconta Mason nel documentario, poco prima delle immagini del discorso del primo ministro a Syntagma.

Nel documentario vengono presentate per la prima volta immagini girate al Mègaro Maximou domenica 5 luglio, subito dopo la comunicazione del risultato e della vittoria del «No», con le dichiarazioni di Varoufakis: «il popolo greco ci permette di tornare a sederci al tavolo delle trattative con grande orgoglio e con una forza enorme per i negoziati». Tsipras dichiara: «il messaggio del referendum è che se il popolo crede nelle sue forze, può vincere le sue paure».

«Surrender or die»

I giorni dopo il referendum non sono stati così trionfali visto che, come sottolinea Paul Mason, «i greci hanno trasformato la parola greca “όχι” in un messaggio universale, ma ora sospettano un tradimento». Tsipras dichiara che con il voto non gli è stato ordinato di rompere, ma di continuare con i negoziati, e fa un’ultima proposta di compromesso, mentre le banche sono ancora chiuse e l’economia è ferma.

Il testo finale del governo greco è molto vicino a ciò che vuole l’Europa e a ciò che molti greci vedono come una resa. Il gruppo parlamentare di SYRIZA si riunisce, ci sono grossi disaccordi all’interno del partito. Il piano, comunque, passa in Parlamento, SYRIZA perde gran parte delle sue forze parlamentari ma Tsipras e il ministro delle finanze ottengono luce verde per l’ultima trattativa. A Bruxelles però la situazione è molto peggiore di prima e il ricatto degli europei, in particolare della Germania, è crudo come sempre: «dateci il controllo o uscite dall’euro».

Questo ultimatum crea un’ondata di indignazione;Twitter inizia a scottare e l’hashtag #Thisisacoup diventa la frase del giorno: quelle parole vengono lette da più di un miliardo di persone nel pianeta.

«È stato un incubo. Una notte infernale», è il commento dell’attrice Dina Kafterani. «È possibile che il 61% del popolo voti “no” e il governo faccia le stesse cose di prima, se non peggio, perché dice di essere di sinistra?». «SYRIZA è riuscito a piantare un piccolo seme di perplessità nella convinzione che le elite europee si preoccupino della Grecia. Non gliene frega niente», dice la giornalista Anastasia Ghiamali.

SYRIZA esplode, le voci di tradimento si fanno sempre più forti, Ghiannis Varoufakis dichiara: «mi sono sentito mancare la terra sotto i piedi. Sento di aver tradito i greci che hanno resistito ai media, alla BCE, alla troika, alle banche chiuse», e Zoì Konstantopoulou sottolinea: «la via d’uscita non si trova dietro le porte chiuse dell’Eurogroup; la via d’uscita è fuori, nell’unione con il popolo».

L’ultima parte del documentario racconta le elezioni del 20 settembre e la vittoria di SYRIZA, che per i suoi sostenitori è una vittoria amara.

«È il momento delle risposte» dice Paul Mason, e domanda: «perché il primo governo di sinistra ha fallito miseramente?». «Perché non vi siete dimessi?» chiede Mason ad Alexis Tsipras, che risponde: «se me ne fossi andato quella sera, per un paio di giorni sarei stato un eroe, ma sarebbe stata una catastrofe per la maggioranza del popolo greco. La mia anima mi diceva “vattene”, ma la testa mi diceva di trovare una soluzione, anche dura e difficile», aggiunge il primo ministro.

Alla domanda «tornando indietro, rifarebbe le stesse cose?», Tsipras risponde: «abbiamo perso molto tempo. Forse dovremmo prendere più rapidamente le decisioni coraggiose. Hanno fatto ciò che hanno fatto a me, a noi, alla Grecia; l’hanno fatto non perché non gli stiamo simpatici, ma perché non volevano creare un effetto domino in Europa», dichiara Tsipras, e sottolinea: «queste persone hanno avuto l’occasione di esprimere i loro sentimenti e di riappropriarsi della loro dignità. È stato un momento storico per l’Europa».

«Alexis Tsipras ha promesso la fine dell’austerità, ma ha fallito. Il Paese è di nuovo invischiato in un debito che non può risarcire, con un programma di austerità che non può funzionare», dice Mason. «I Greci dopo le urne sono scesi in trincea, ma per l’Europa la Democrazia non ha avuto alcuna importanza. Nessuno sa cosa accadrà dopo», conclude il giornalista.

Fonte: efsyn.gr

Traduzione di AteneCalling.org

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