Tredici anni di carcere a Irianna B. L., 29 anni, dottoranda, colpevole di nulla.

Dopo Il caso di Evi Statiri del 2015, ancora una volta la giustizia greca condanna una donna “colpevole” di intrattenere relazioni con persone non gradite allo stato. 

Dopo la vicenda giudiziaria di Tassos Theofilou, ancora in corso, ancora una volta la giustizia greca si appiglia a fragili prove del DNA per sostenere le sue accuse politiche.

Il comunicato del compagno di Irianna B.L., Konstantinos Papadopoulos:

14 Marzo 2011. L’antiterrorismo fa irruzione nella casa che affittavo nel quartiere di Cholargos ad Atene e mi arresta come sospettato membro dell’organizzazione rivoluzionaria “Cospirazione delle cellule di fuoco”. Irianna quella sera ha la sfortuna di essere a dormire a casa mia. Viene portata in stato di fermo alla centrale di polizia dove viene sottoposta all’interrogatorio di garanzia, le viengono presi il DNA e le impronte digitali e viene lasciata libera in giornata.

Io vengo rilasciato con alcune misure cautelari 3 giorni dopo.

10 Novembre 2011. In base alla ricostruzione di un “testimone” che non ricomparirà più in seguito, neppure durante il processo, vengono trovate delle armi che non sono mai state usate nel campus del Politecnico di Zografou ad Atene.

11 Gennaio 2013. Irianna viene arrestata come membro delle cospirazione delle cellule di fuoco e per porto d’armi illegale sulla base di una minuscola traccia di DNA ritrovata su un caricatore facente parte della partita di armi trovate al Politecnico. Un anno e mezzo dopo il ritrovamento delle armi in questione e dopo che la polizia aveva il suo DNA da due anni.

Irianna viene rilasciata con le cautelari, sta volta, senza che il giudice del tribunale speciale divulghi pubblicamente né i suoi dati anagrafici, né la sua foto. A farlo ci avrebbe pensato l’allora ministro della protezione del cittadino, Nikos Dendias con un comunicato informale.

Tutto questo avveniva durante il corso del mio processo, con tutto ciò che questo poteva comportare per il suo svolgimento. Il tribunale ha stabilito in risoluzione definitiva la mia innocenza, con parere concorde anche del pubblico ministero, dopo aver accertato che le uniche relazioni che intrattengo con la cospirazione delle cellule di fuoco sono puramente di amicizia con alcuni dei membri, nel contesto del movimento antiautoritario, cosa che non ho per altro mai negato.

Irianna non si allontana da me, nonostante sia stata messa nel mirino. Rimane, ignora caparbiamente la paura e continua la sua vita. Lavora con entusiasmo e progredisce nella sua attività, continua ad avere amici, a sognare, a vivere. E io sempre al suo fianco.

Difficile comprendere come si sia svolto il suo processo in tribunale, se uno non l’ha seguito da dentro. Il pubblico ministero, donna, da parte sua, si riferiva a me come se fossi nuovamente indagato; non gli andava giù che un’altra corte, pari in grado alla sua, avesse scagionato con sentenza definitiva una persona che si è dichiarata amica di alcuni membri delle ccf. Non poteva concepirlo. Ha chiesto a Irianna in modo tendenzioso per quale motivo non mi lasciasse. Ha coinvolto nel caso persone estranee a qualsiasi fascicolo. Nostri amici di infanzia, identificati da Irianna come semplici ospiti in casa mia, sono stati calunniati e sono diventati nella bocca del PM un motivo di colpevolezza. Li ha persino tirati in causa nella sua arringa.

Una giudice che non ha blaterato neanche mezza motivazione per sostenere la sentenza di condanna. Solo una parola: colpevole.

Irianna è stata condannate da queste due poverette a 13 anni di carcere.

Irianna è stata condannata in quanto membro delle ccf perché ha una relazione con me. Io però, per i loro tribunali, non sono un membro dell’organizzazione…

Irianna è stata condannata per porto d’armi illegale con la sola prova indiziaria di una piccolissima quantità di DNA e di cattiva qualità, alla richiesta della quale, per altro, ancora nelle fasi preliminari del processo, per un ricontrollo e una verifica da parte di un laboratorio scientifico che collabora con le autorità giudiziarie di tutta Europa, la polizia ha risposto dicendo che “era finita”. Da credergli sulla fiducia. E poi dovremmo prenderli anche sul serio, questi, che hanno le armi e il DNA di Irianna e ci hanno messo un anno e mezzo a dare i risultati.

PARANOIA? DELIRIO? GIUDIZIO A PRIORI? ORDINI DALL’ALTO?

Non mi interessa. Su queste basi, chiunque potrebbe essere accusato e condannato per qualunque cosa. Basta essere amico di qualcuno che è amico di qualcuno…

Una responsabilità collettiva che minaccia di criminalizzare non solo uno spazio politico, ma anche qualunque tipo di relazione le persone che ne fanno parte decidono di intrecciare per motivi personali.

Condannando Irianna, condannano la relazione sentimentale, la simpatia, il sorriso, l’interessamento.

Irianna non ha accettato che le venisse indicato chi doveva starle simpatico, chi dovesse amare e con chi dovesse vivere.

“Anche l’anima ha la sua polvere e se si alza un po’ di vento dentro noi, ahimè!” *

LIBERTA’ PER IRIANNA

LIBERTA’ PER TUTTI NOI

Konstantinos Papadopoulos

14.06.2017

fonte: Indymedia Athens

*la citazione è di una poesia di Odysseas Elytis. Premio nobel per la letteratura 1979

"La democrazia borghese condanna le persone per le loro relazioni sociali. Libertà per Irianna B.L."

“La democrazia borghese condanna le persone per le loro relazioni sociali. Libertà per Irianna B.L.”

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