Tribunale greco dichiara innocenti migranti evasi da centro di detenzione / Greek Court Acquits Immigrants who Escaped Appalling Detention Conditions [ITA-ENG]


Tribunale greco dichiara innocenti migranti evasi da centro di detenzione
Di Antonios Tzanakopoulos
Mentre la disgrazia economica si fa sempre più drammatica, la Grecia sta lottando contro un’altra crisi – una crisi umanitaria. Non è un segreto che migliaia di migranti nel paese, soprattutto dall’Asia e dall’Africa, sono detenuti in condizioni impressionanti nei vari centri di carcerazione greci. Il relatore sui diritti umani dei migranti per le Nazioni Unite ha visitato questi luoghi appena prima della fine dell’anno, trovandosi di fronte ad una situazione inquietante (il rapporto uscirà nel prossimo futuro, ma si può leggere il report della Reuters qui); l’Alta Camera della Corte Europea per i diritti umani, d’altronde, aveva già sentenziato nel gennaio 2011 che espellere un richiedente asilo verso Grecia, secondo quanto previsto dai trattati di Dublino II, viola l’articolo 3 della EHCR (vedi M.S.S. v. Belgium and Greece, paragrafi 344 seg., insieme alle descrizioni delle terribili condizioni di detenzione a cui sono sottoposti migranti e richiedenti asilo nel paese).
Oggi i media greci riportano la notizia che la Corte Criminale di Igoumenitsa (Grecia nord-occidentale) ha preso una risoluzione (numero 682/2012) importantissima riguardante le accuse pendenti contro una serie di migranti fuggiti da un centro di detenzione, e in attesa di essere espulsi (è possibile leggere i lanci della stampa quie qui, oltre ad una versione redatta della sentenza qui– tutti i documenti sono in greco).
I fatti: nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre 2012, 15 migranti detenuti (per essere entrati illegalmente nel paese) nella caserma di polizia di Thesprotia riescono a mettere K.O. le guardie che erano entrate nelle loro celle per rimuoverne la spazzatura, e scappano. Vengono poi catturati, e accusati di evasione secondo il codice penale greco (articolo 173, p 1).
Il giudice ha stabilito che essi hanno effettivamente conseguito il reato di evasione. Tuttavia, si è spinto sino a considerare le condizioni della detenzione che era durata quasi un mese e mezzo. La sua descrizione fa gelare il sangue: gli accusati erano tenuti in una stanza con un solo water chimico, senz’acqua né possibilità di pulizia o altre forme di igienizzazione. Erano obbligati a dormire tutti nella stessa stanza, cosa che non gli permetteva nemmeno di sdraiarsi a terra (la cella era di 15 metri quadrati, senza letti). Non vi era alcun accesso a docce o a vestiti puliti, e a causa di ciò molti erano infestati di pidocchi se non malati di tifo e altre malattie contagiose. I detenuti non potevano uscire mai dalla cella, neanche per respirare un po’ d’aria. Erano reclusi 24 ore su 24.
Queste condizioni sono state identificate dal giudice come in palese violazione dell’articolo 3 della ECHR (divieto di tortura o di induzione a comportamenti/punizioni degradanti per la dignità umana). Inoltre, ha stabilito che sia la durata che le condizioni della detenzione degli accusati, in attesa di essere espulsi ma senza aver commesso alcun crimine, erano violazioni degli articoli 3, 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e 13. Tutto ciò, secondo il giudice, costituiva uno stato di necessità tale per cui non si poteva stabilire una responsabilità penale diretta per il crimine di evasione. Le condizioni in cui erano costretti i 15 ponevano in serio pericolo le loro vite e la loro salute; e questo non certo per causa loro. L’unica possibilità per evitare tale rischio, mortale, era di evadere – un atto per cui non sarebbero potuti essere considerati penalmente responsabili. Tutti e 15 gli imputati sono stati assolti.
Dal punto di vista della legge penale, è interessante notare come il giudica abbia concesso una “difesa per necessità” che non precludesse l’illegalità dell’azione, ma che tuttavia impedisse l’attribuzione di responsabilità diretta per quel particolare crimine (cfr articoli 25 e 32 del codice penale greco). Questo significa che l’azione, ossia la fuga, rimane illegale (e quindi la polizia avrebbe potuto legittimamente impedirne lo svolgimento), ma i perpetratori non possono essere considerati penalmente responsabili per aver provato a salvare le loro vite e conservare la propria salute.
Ancor più interessante è l’utilizzo delle garanzie fornite dalla ECHR come difese in sede penale da parte della corte. Quest’ultima ha individuato che il mancato rispetto di tali convenzioni costituisce una situazione per cui la vita e la salute del detenuto sono messe a rischio, così che questi non è ritenuto penalmente responsabile per l’evasione. Che io sappia, è una novità. Tutto ciò è, tra l’altro, in linea con il mantra della Corte Europea per cui “la Convenzione è pensata per garantire diritti che non sono teorici e illusori, ma pratici ed effettivi”. Il giudice greco, nell’assumere questa eccezionale decisione, sembra aver dato corpo per davvero ai diritti garantiti dalle convenzioni dell’ECHR, in una maniera del tutto inedita e spettacolare.

Traduzione a cura di / Translated by: AteneCalling

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Greek Court Acquits Immigrants who Escaped Appalling Detention Conditions

by Antonios Tzanakopoulos

In the midst of ever deepening economic woes, Greece is struggling with yet another crisis, this time of a humanitarian character. It is no secret that thousands of immigrants crossing into Greece mainly from Asia and Africa are held in appalling conditions in Greek detention centres. The UN Special Rapporteur on the human rights of migrants visited such centres just before the end of 2012 and faced a bleak situation (the relevant report is still forthcoming, but see the Reuters report here), while the Grand Chamber of the European Court of Human Rights found already in January 2011 that returning an asylum seeker to Greece under Dublin II violates Article 3 of the ECHR (see M.S.S. v Belgium and Greece, paras 344 seq, along with a description of the horrible conditions of detention facing immigrants and asylum seekers in Greece).

Today, media in Greece are reporting that the single-judge formation of the Criminal Court of First Instance of Igoumenitsa in northwestern Greece (Μονομελές Πλημμελειοδικείο Ηγουμενίτσας) has returned a remarkable decision (Nr 682/2012) in a prosecution brought against a number of immigrants awaiting expulsion who escaped a local detention centre. Relevant reports in the Greek press can be found here and here, and a redacted version of the rather short decision is published here (all three documents are in Greek).

The facts of the case are as follows: On the night of 30 September to 1 October 2012, fifteen immigrants detained in Thesprotia Police Headquarters (for having illegally entered Greece) wrestled the guards who had entered their cell to remove the garbage and escaped. They were later apprehended and charged with escape under the Greek Criminal Code (Article 173 para 1).

The judge found that the accused had indeed perpetrated the crime of escape. However, he went on to consider the conditions of their detention for a period of up to a month and a half. His description is blood-chilling: the accused had been held in a room with only one chemical toilet, no water, no cleaning or any other form of sanitation, and they all had to sleep in that same room, which did not allow them to even lie down on the floor (it was only 15 sq m, apprx 160 sq ft, and there were no beds). The accused had not been given access to showers or clothing, and many of them suffered from lice or even typhus and other communicable diseases, as a result of the fact that they had not been able to shower or change clothes for months. The accused were limited to the tiny cell 24 hours per day, with no provision for exercise, or even a breath of fresh air.

The judge found such conditions to be in clear violation of Article 3 of the ECHR (prohibition of torture or inhuman or degrading treatment or punishment), while he also went on to state that both the conditions and the duration of detention of the accused, who were awaiting expulsion but had not been charged with any crime, was such as to also violate Articles 3, 8 (right to respect for private and family life), and 13 ECHR (right to an effective remedy). This, the judge said, constituted a state of necessity which precluded the accused’s liability for the crime of escape. The conditions in which they were held put their life and health in extreme danger through no fault of their own; the only way for them to escape that danger was to escape from detention, an act for which they could not be held criminally liable. All fifteen accused were acquitted.

From a criminal law perspective, it is interesting to note that the judge allowed a defence of necessity that does not preclude the wrongfulness of the act, but one which only precludes liability for the wrongful act that has been committed (cf Articles 25 and 32 Greek Criminal Code). This means that the act (the escape) remains wrongful (and thus police could have sought to prevent the escape) but the perpetrators cannot be held criminally liable for trying to save their own lives and health.

More interestingly, the court effectively elevated ECHR protections to criminal law defences: it clearly found that conditions of detention in violation of Article 3 ECHR constitute a situation which puts the life or health of a detained person at risk, so that the latter will not be held criminally liable for escaping. This is to my knowledge novel. It is also in line with the European Court’s mantra that ‘the Convention is intended to guarantee not rights that are theoretical or illusory but rights that are practical and effective’. The Greek judge, in his exceptional decision, seems to have given true effect to the rights guaranteed under the ECHR in a rather spectacular and unprecedented manner.

http://www.ejiltalk.org/immigrants-who-escaped-appalling-detention-conditions-acquitted/ 

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