Yannis Almpanis: dobbiamo evitare la centralizzazione di Syriza

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Il ritiro di Dimar (Sinistra Democratica) dal governo di Samaràs ha dimostrato che la politica dei Memoranda non tollera negoziati, ma deve essere del tutto abbandonata, sottolinea Yannis Almpanis, membro del Comitato Centrale di Syriza EKM, in un’intervista rilasciata al giornale “Avgi”. Analizzando i fatti che riguardano la chiusura di ERT, Yannis Almpanis sottolinea la grande importanza del fattore popolare negli sviluppi politici, mentre, per quanto riguarda l’imminente congresso di Syriza EKM, ritiene che la priorità fondamentale sia la formazione di un partito democratico che si basi sul buon funzionamento dei suoi organi.

* Ci sono delle somiglianze tra il movimento delle piazze e quello di solidarietà con il personale di ERT?

Con la questione ERT, come in passato con i movimenti di piazza e i cortei, il fattore popolare irrompe al centro della scena politica. E’ il momento in cui il clima di insoddisfazione si trasforma in mobilitazione di massa. Una mobilitazione che produce eventi, cambia i rapporti di potere e aggiunge nuovi elementi alla vita politica. La conclusione principale nella questione ERT, come in passato nelle manifestazioni in piazza, è che il fattore popolare, con la sua mobilitazione, svolge un ruolo politico autonomo e possiede la forza per condizionare l’evolversi dei fatti: con la sua presenza non sta semplicemente aspettando paziente il momento di un qualsiasi intervento istituzionale. Ci sono però, due differenze fondamentali tra ERT e le piazze. Da subito per ERT la mobilitazione ha assunto una connotazione di sinistra, visto che non è stata una semplice esplosione di indignazione, ma una mossa consapevole in difesa di un bene pubblico come la televisione pubblica.

Inoltre per quanto riguarda ERT i partiti della sinistra non solo sono presenti come partiti, cosa che non succedeva nelle piazze, ma svolgono anche un ruolo di primo piano nel sostegno e nella tutela della mobilitazione. La polarizzazione sociopolitica verificatasi in questi ultimi due anni crea un nuovo contesto per i movimenti. Non è credibile che assisteremo a una ripetizione identica dei movimenti di piazza.

* Stasera si concluderà il diciassettesimo Festival Antirazzista di Atene. Qual è il suo messaggio principale?

Il messaggio fondamentale è che c’è una grande parte della società che nella crisi insiste a contrapporre la solidarietà e l’unità alla politica della paura, dell’odio e della divisione. La grande partecipazione, specie della gioventù, al Festival Antirazzista mostra con chiarezza che siamo in molti a voler vivere insieme ai migranti, siamo in molti a lottare per l’unità della classe operaia, siamo in molti non solo ad accettare, ma anche a considerare come un fatto positivo il multiculturalismo; e proprio perché siamo in molti, devono tutti prenderci seriamente in considerazione…

* Per quale motivo credi che la DIMAR ha scelto di ritirarsi dal governo?

Il ritiro di Dimar dal governo è la naturale conseguenza del completo fallimento del suo piano politico. Dimar è entrata a far parte del governo con l’obiettivo dichiarato di cancellare gli aspetti più antisociali dei Memoranda, di proteggere le persone con bassi salari e pensioni, particolarmente colpite dai programmi di austerità, e di salvare un qualche tipo di stato sociale. E’ veramente impressionante il fatto che Dimar, in quasi un anno di appoggio al governo, non ha raggiunto nessuno degli obiettivi che si era proposta, non è riuscita a modificare un solo punto dei programmi della troika. Sotto il peso di questo fallimento enorme e dentro il clima di protesta popolare per ERT, Dimar è stata obbligata a ritirarsi dal governo, senza però smettere di sostenerlo. Noi, come Syriza, lo abbiamo detto in modo chiaro, e il modo in cui sono andate le cose ci dà pienamente ragione: la troika non lascia alcun margine per migliorare o rinegoziare i Memoranda. La loro abrogazione è l’unica scelta, il presupposto assolutamente necessario per la salvezza della società.
* Cosa ti aspetti dall’imminente congresso di Syriza EKM per quanto riguarda la struttura interna e il funzionamento del partito?

Penso che il congresso dovrà essere incentrato su questi cinque punti:
1. Aprire solennemente una nuova era per Syriza come partito unito. Da sottolineare che Syriza come partito unito per quanto riguarda la base è già una realtà, e tutto questo dovrà solo essere registrato in tutti i suoi organi, con la cancellazione di tutti i membri del Comitato Centrale. I tempi sono maturi per l’autoscioglimento delle componenti, sostenuto dalla stragrande maggioranza dei membri di Syriza. Se poi ci vorrà un po’ di tempo perché le componenti si sciolgano, in generale la sostanza non cambia.

2. Confermare la carta costituente di Syriza, radicale e al tempo stesso attinente alla realtà, così come viene espresso dal Testo delle Posizioni.

3. Creare un centro politico unito e collettivo, attraverso la votazione di un Segretariato Politico funzionale e con pochi membri. La perpetuazione del “sistema attuale di Syriza” con i molti centri di potere e i ripetuti cicli di trattative, non solo mina le correlazioni reali, ma così è anche facile per i quadri dirigenziali non render conto alla base. Non può esserci democrazia se le decisioni non vengono prese in modo chiaro, stabile e comprensibile per tutti.
4. Prendere tutte quelle misure necessarie (rotazione dei ruoli, coordinatori non incollati alla poltrona, ecc.) affinché i membri di Syriza diventino più forti. Non vogliamo un partito centralizzato e al contempo non vogliamo neanche l’”oligarchia” dei dirigenti.
5. Dare un peso particolare alla ricostruzione dell’organizzazione e all’aggiornamento del funzionamento interno. L’organizzazione di Syriza deve essere corrispondente alla sua influenza elettorale.

* Cosa pensi della questione delle alleanze di Syriza, per quanto riguarda la formazione di un governo?

Generalmente parlando, per poterti alleare con qualcuno da una parte devi essere d’accordo con lui nel programma e dall’altra parte quel qualcuno deve essere affidabile, per avere qualche garanzia che manterrà l’accordo. Parlando altrettanto generalmente, sin dal primo momento della sua creazione la bandiera di Syirza è l’unità con le altre forze della sinistra. Proposta che rimane valida. Devo però notare che la continua “teoria delle alleanze” è disorientante. Prima di cercare degli alleati dobbiamo assicurarci che sia Syriza ad avere la precedenza.
Sicuramente non ci basta una precedenza marginale, visto che per poter abolire i Memoranda abbiamo bisogno di un mandato popolare netto e di una maggioranza nella società. Per ottenere quindi questa precedenza chiara e per poter formare la correlazione sociale, la gente deve ribellarsi e noi dobbiamo partecipare creativamente a questa ribellione. Terzo, con la nostra pratica quotidiana dobbiamo inviare in modo stabile il messaggio che non “cambiamo idee” e che non verremo assorbiti dal sistema politico. Quattro, dobbiamo formulare tutti (in particolare coloro che parlano pubblicamente) e in modo stabile, la nostra proposta programmatica, che non è un augurio ideologico, ma un piano di immediata applicazione. Se tutto questo avviene correttamente, allora apriremo la discussione su come trovare i cinque deputati che forse – o forse no – ci serviranno… 

Intervista di Christos Simos

Fonte: avgi

Traduzione di Atene Calling

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